La mia storia

Non ricordo un inizio preciso.
Ricordo solo che sentivo tutto troppo presto.

Sentivo il dolore degli altri prima di capire il mio.
Sentivo la vita scorrere nei silenzi, nei sogni, nei brividi improvvisi.

C’è stato un tempo in cui credevo di essere sbagliata per la mia sensibilità.
Poi, un giorno, ho smesso di combatterla.
E ho cominciato a lasciarla guidare.

Ho attraversato paure che avevano il nome di malattia, di rifiuto, di assenza.
Ho conosciuto il silenzio delle corsie d’ospedale da bambina,
e il rumore delle emozioni non espresse da adulta.

Il mio corpo mi ha parlato prima che io imparassi a farlo.
E quando ho imparato ad ascoltarlo, ho capito che quello era il mio dono.

Il cammino non è stato lineare.
Sono caduta, ho dimenticato, ho finto.
Ma ogni volta che mi rialzavo, qualcosa di più vero emergeva.

L’Italia non è stata una scelta logica.
È stata un richiamo.
Un luogo dove ho lasciato la vecchia me
e ho cominciato a ricordare chi sono.

Non sono qui per insegnare.
Sono qui per ricordare insieme.
Per accogliere. Per ascoltare. Per camminare con chi sente.

Questa non è una storia da capire.
È una porta che si apre, se qualcosa dentro di te riconosce queste parole.